ALTA VIA DEL SALE 9 e 10 SETTEMBRE 2023

Limone, Rifugio don Barbera, Monesi, Mendatica, Imperia.

Al ritorno, avrei voluto passare da Triora.

La prima volta che sono stato a Triora risale al 1994, fine estate. Dopo il bungee jumping, dal ponte di Loreto, lì vicino. Era quello il momento di Patrick de Gayardon e di Barbara Brighetti. Ho ancora la video cassetta del salto. Ero con 2 amici, uno però non ha saltato. Ci sono tornato alcune volte, mai per Halloween.

Partiamo però dall’inizio di questo viaggio, fatto in compagnia di tre amici.

L’idea dell’Alta Via del Sale nasce qualche mese fa, quando leggo qualcosa su questo giro in bici. Scrivo sul nostro gruppo whatsapp “Corriamo a Savona” e fisso un paio di fine settimana.

Scegliamo il 9 e 10 settembre.

Siamo in 4: 2 savonesi e 2 torinesi adottati da Savona. La partenza è da Savona con il treno delle 5,31. Svegli dalle 4.

Per cominciare, Ale non trova la chiave dell’auto. Già sul treno, alle 5.28 scende di corsa, la capotreno sente e comprende. Santa donna. io ero sulla porta, lei mi dice: aspetto un minuto, poi faccio partire il treno. Lei ha aspettato, Ale ha trovato la chiave ed è arrivato alla fine del trentunesimo minuto. Alle 5.32 partiamo. Buongiorno !

Arriviamo a Fossano per il cambio. Nei 45 minuti di attesa facciamo colazione. Ripartiamo carichi per Limone.

Arrivati a destinazione, visita ai bagni della stazione, una gonfiata alle gomme, poi si parte: prima imbroccando la strada sbagliata, poi quella giusta.

Io, dei 4, sono il meno allenato, per cui ho preso a noleggio una e-mtb. Comincio la salita con Cris, mentre Ale e Ale sono più avanti. Io sarò sempre l’ultimo per tutto il viaggio !

Siccome non avevo mai usato una bici elettrica e avevo un certo timore riguardo al consumo della batteria, ho pedalato senza motore fino allo chalet Le Marmotte, circa 13 km e circa 800 metri di dislivello. Nel frattempo i tre baldi compagni si erano già rifocillati alle Marmotte, in mia attesa. Da lì ho deciso di seguire il consiglio di un anziano ciclista, che vedendomi arrancare mi ha detto: usa la modalità eco, fai andata e ritorno due volte.

Prendiamo la strada sterrata, io molto tranquillamente, e via. Il paesaggio ti ingloba, se si può dire, i turisti non mi sembrano così tanti, mi aspettavo più traffico. Pedalando, pedalando, ecco che arriva il primo problema, che colpisce Ale, quale dei due resterà un mistero per il lettore. Per tre volte la catena salta dal cambio e finisce tra telaio e cambio stesso. La terza volta, la fede vacilla, le mani si sporcano del nero della catena, il sudore scorre ancora più intenso, la ruota non si vuole sfilare…alla fine Ale riesce nella riparazione. Riparte, ancora più preoccupato di prima per un arrivo tardivo dopo il tramonto al rifugio Don Barbera, nostra meta di questa prima tappa. Proseguiamo, qualche foto, idratazione e barrette. Io voglio arrivare al tornante di tutte le foto di internet, la Boaria. Mi aspetto una curva grandissima, un po’ come il teatro Ariston visto in tv. Invece è tutta lì, piccola. Come l’Ariston se ci vai dentro. Facciamo le foto di rito. Qui arriva il secondo problema. Per risalire in bici, schiaccio la leva del freno dietro, ma la bici non sta ferma. Riprovo, uguale. Avviso gli altri del problema. Ale della catena guarda: delle sei viti che tengono il disco posteriore solidale alla ruota ne erano rimaste due, che non hanno retto e hanno spaccato la sede in cui stavano. Ecco cosa era il fischio e lo “stac” della frenata prima della Boaria. Io non perdo la fede, e arrivo più lento ancora al Don Barbera, solo con il freno anteriore.

Avviso la signora al bar del rifugio che siamo arrivati. Restiamo fuori, il sole delle 15.30 è ancora caldo. Panino, acqua, foto e allungamento della schiena per me. Ci riposiamo un po’. Poi guardiamo il freno della mia bici. Lo spirito dei miei gregari fa sì che uno di loro pensi alle viti dei portaborracce: sono perfette, M5 mi sembra. Ne svitiamo 4 e le avvitiamo per tenere il disco. Perfetto. Meglio che nuovo. Penso anche più affidabile. Sono più tranquillo per le discese della seconda tappa.

In attesa del tramonto, che alle 17 non si vedeva ancora, ci facciamo una bella birra fresca.

Cominciamo a pensare alla tappa della domenica: passare da Triora facendo il passo del Tanarello e poi andare ad Arma di Taggia ci sembra un po’ troppo. Guardiamo una carta della zona: optiamo per Monesi, Mendatica e poi Imperia. I chilometri sono circa gli stessi, ma evitiamo il passo. Triora bye bye.

Cena prevista alle ore 19, desiderata come non mai. Andiamo in stanza, molto pulita, con le ciabatte, senza scarpe. Doccia veloce. Mi preparo il cambio per la pedalata della domenica. Il rifugio è pieno, a tavola siamo con dei ragazzi di Cairo Montenotte. Scambiamo qualche parola con loro, sono arrivati a piedi dalla Certosa di Chiusa di Pesio. Ora si cena: piccolo antipasto, riso alle ortiche, salsiccia con lenticchie e patate al forno, bunet. Tutto in razione doppia. Vino rosso abbondante. Fluidifica. Alle 21 circa arriva il buio. In camera, continuiamo a ridere e scherzare. Poi di botto io mi addormento. E così Ale della catena e Cris. Ale l’altro va alla ricerca del segnale per il telefono.

La mattina ci alziamo alle 7, alle 7.30 colazione e poi 7.55 si parte. Scrivo un messaggio a mia moglie, partirà soltanto qualche chilometro più avanti. Prima pedalata, mi scappa il pedale destro, mi prendo il sinistro sulla tibia. Buongiorno !

Io sempre ultimo, pedalo guardando il paesaggio. Siamo prevalentemente in discesa, il fresco della mattina è piacevole. Il cielo è sereno, bellissimo. Questo versante è più verde di quello da Limone. Incontriamo mucche, cani pastori e un malgaro. Si passa nei boschi, e fa piacere visto il sole caldo nel cielo. Ci fermiamo un attimo alla casetta della Stazione d’ingresso all’Alta via, io ho i biglietti di tutti e 4 nello zaino, per eventuale controllo del pedaggio di 1 euro ciascuno pagato alla stazione d’ingresso precedente, il giorno prima.

Terzo piccolo problema, Cris fora la gomma anteriore, forse in seguito alla buca e caduta conseguente, di qualche chilometro prima. Il sole è caldo e intenso, le braccia mi bruciano. Proseguiamo, l’asfalto ci accompagna ormai da tempo.

Ci fermiamo per un caffè al bar di un ristorante, la Locanda dello Scoiattolo, a Ponti. La signora è gentile, noi appena fuori ci diciamo che sarebbe bello per una cena con le famiglie. Abbiamo ancora 30 chilometri fino ad Imperia. Falsopiano, un’ora e mezza circa, qualche tunnel. Arriviamo in stazione, sono le 13.30. Acqua e panino del rifugio.

Alle 14.05 saliamo sul treno per casa. Ale della catena scende a Spotorno, Cris ed io a Quiliano, Ale a Savona, dove l’auto lo attende, fedele.

Ringrazio i miei amici Ale x 2 e Cris per questo bellissimo viaggio, sono stato molto bene con loro.

Metteremo altri viaggi nel nostro gruppo whatsapp. Un po’ per volta li faremo.

Inizia il tuo viaggio !

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